giovedì 9 gennaio 2014

Jules Not Jude - The Miracle Foundation (Recensione)

Perfect Pop Song”. Primo singolo ed apripista del nuovo album dei Jules Not Jude, band bresciana dalla spiccata propensione verso il pop rock con qualche deriva indie di matrice britannica che pesca a piene mani sia dal passato che dal presente (e suonare al Cavern Club di Liverpool, come hanno trionfalmente fatto, dovrebbe dare un'idea su alcune delle ispirazioni), la canzone riesce a rispettare le aspettative create da un titolo così altisonante dimostrandosi, se non proprio la canzone pop perfetta, di sicuro un modo molto piacevole e coinvolgente di deliziare le orecchie per tre minuti. E di aspettative già ne avevo dopo aver ascoltato qualche anno fa il disco d'esordio e, in tempi più recenti, il mini Ep Tuesday, bizzarro ma esemplificativo della voglia della band di percorrere strade nuove. Ora, dopo qualche cambio di lineup, arriva The Miracle Foundation a cercare di confermare le ottime premesse messe in mostra.
Dell'inizio, folgorante, si è detto, e le seguenti “Raise The Hood” e “Orphan” fanno del loro meglio per non far scemare l'interesse: la prima la butta sul ritmo e dimostra pienamente come il gruppo si trovi a suo agio anche quando c'è da far muovere la testa, oltre a far emergere ottime capacità compositive quando nel finale la tastiera colora di lieve psichedelia il tutto in maniera assolutamente naturale ed omogenea, la seconda si apre con una chitarra acida che, presto coadiuvata dagli altri strumenti, mostra il lato più rock'n'roll dei Jules Not Jude. Non facile cambiare atmosfera così spesso in pochi minuti senza far storcere il naso, ma la missione riesce agilmente. Da qui in avanti però è il lato più rilassato a prendere il sopravvento.

Escludendo la parentesi un poco più agitata di “Waiting For A Lover When Your Lover Is Another”, impreziosita nel finale anche dai fiati, i Jules Not Jude si concentrano sul loro lato più ammaliante, senza però riuscire a ripetere i fasti della canzone d'apertura. Non che un pezzo come “Loons”, breve e crepuscolare episodio chitarra e voce, non sia meritevole di apprezzamenti, ma la seconda parte del disco sembra perdere per strada parte della freschezza compositiva dimostrata coi primi brani, e non basta un finale sfarzoso come quello organizzato nella conclusiva “The Past” a togliere l'impressione che forse si poteva fare qualcosa di più: “Martha” e “Hazel” passano così senza sussulti, piacevoli nel loro incedere carezzevole ma incapaci di attirare l'attenzione più di tanto.

I Jules Not Jude mi avevano abituato ad un livello alto e The Miracle Foundation fa di tutto per confermarsi a quegli standard, denotando una cura nei suoni e negli arrangiamenti da lodare: c'è però qualcosa che non riesce completamente a funzionare nella mezz'ora scarsa di ascolto che la band ci regala, come se le suggestioni lasciate dai primi pezzi non siano poi raccolte in maniera adeguata dai restanti brani. Piacevole, accattivante, ma meno folgorante di quanto ascoltato in precedenza.


Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Urtovox Records


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