venerdì 13 giugno 2014

Il Pan del Diavolo - Folkrockaboom (Recensione)

Ci avevano lasciati due anni fa con Piombo, polvere e carbone, ma sono tornati ora alla ribalta con un disco nuovo dalle atmosfere decisamente particolari: signore e signori, parliamo de Il pan del diavolo e del loro Folkrockaboom, uscito il 3 giugno 2014 per La Tempesta.
Il duo palermitano (Alessandro Alosi voce, chitarra e grancassa e Gianluca Bartolo, chitarra e voce) propone un lavoro che conserva il solito mordente, l'aggressività beffarda e un po' scura, la leggerezza delle chitarre acustiche con i loro accordi che vanno a fuoco alla processione del paese, il tutto levigato e contaminato da una deriva da cantautorato americano: un po' di Eagles e un po' Bob Dylan. Le dodici tracce dipingono scenari inquietanti di nuvole rapide su cieli rosso sangue, di un safari tra le spinosità dell'animo umano, di deserti che ti prendono per mano in una folle corsa verso oriente per vedere specchiato nei tuoi occhi l'oceano, e sulla testa stelle nere e "sulle tue spalle tutto il peso del mondo". 

La prima canzone è la title-track, di cui è uscito il 14 aprile un video realizzato dal collettivo Sterven Jonger. Folkrockaboom è "il nostro genere musicale"scrive la band stessa, io lo sento come un pezzo che mi trascina in un viaggio un po' pericoloso, dentro di me e tra terre sconosciute dove bruciano fuochi di sacrifici. Proseguiamo con la stupenda Mediterraneo, dal ritmo incalzante come un flamenco dal sapore orientale: sabbia tra le mani e odore d'incenso dietro la carovana che va verso est e la dolcissima Vivere Fuggendo: divagazioni dylaniane per raccontare la storia d'amore con "una ragazza dentro il frigo". La quarta traccia è invece Il meglio, presentata (ma non selezionata.. e forse direi meglio così) a gennaio nella sezione "nuove proposte" del Festival di San Remo: Battisti che incontra le chitarre acustiche di Jimmy Page in Led Zeppelin III per un risultato sublime. Cattive idee è un arpeggio scuro, quasi una preghiera solitaria in una cattedrale deserta, con un testo estremamente bello. L'atmosfera si scalda con la trascinante Io mi do, con le sue schitarrate da coro degli scout e I peggiori, col suo testo amaro e gli accordi malinconici. In Un classico appare Battiato che si cimenta in Hotel California: un' ascesa verso il nirvana, un tramonto tibetano striato di rosa e odore di fiori del deserto, mentre Nessuna certezza viaggia su un arpeggio ipnotico, come una musica tribale suonata sotto le stelle.. ricorda un po' lo stesso lavoro dei Verdena in "Razzi, arpia, inferno e fiamme". Chiusura in bellezza con Mezzanotte, una tirata rock molto alla Gimme shelter ma più dark, lo strumentale Aradia (con Andrew Douglas Rothbard alla chitarra) e la stupenda Il domani che suona come una Like a rolling stone italiana: "il domani sarà fatto di sogni e le canzoni conteranno più dei soldi". 

Ho trovato dunque un lavoro molto più maturo, evocativo, che ringhia ma si lascia accarezzare ed è aperto su uno scenario globale ma piccolo quanto un cuore umano.. quest'album è un viaggio bellissimo. Saltate su!

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: La Tempesta


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