martedì 10 giugno 2014

I Giorni dell'Assenzio - Immacolata Solitudine (Recensione)

L'attesa è finita; "Immacolata Solitudine", ovvero il primo disco de I Giorni dell'Assenzio, al secolo Mattia, Tania e Mauro, si è fatto aspettare ma alla fine è arrivato e, col senno di poi, possiamo affermare che ne è ampiamente valsa la pena. Sì, perchè questi tre ragazzi abruzzesi, giovanissimi ma portatori di una maturità invidiabile, hanno lavorato duramente alla loro crescita collettiva e alla creazione di un lavoro omogeneo e compatto, di gran qualità, lasciando sapientemente fuori dalla porta la fretta prediligendo la qualità alla quantità, l'essenziale all'accessorio, la profondità alla superficialità. Ed è risaputo che tutti gli sforzi ed i sacrifici compiuti, in un modo o in un altro, ripagano.

Lo si evince in pieno sin dai primi ascolti; colpisce forte il suo sound fresco e diretto, tirato a lucido di fino, a braccetto con una portata emotiva che fa tremare i polsi. "Simulacro", in apertura, è l'esempio perfetto: riffone sfavillante che galoppa a tutta velocità, una batteria indemoniata, basso martellante, synth in lontananza e liriche efficaci/efficienti. Chapeau. La title track, una ballad dai contorni rocciosi, fa addirittura meglio, ergendosi a vero e proprio crack dell'intero lotto; raggiunge il suo apice nella seconda esplosione dopo il bridge ("Non ho più contorni ne colore / Il silenzio che fra noi esplode") per poi morire in dissolvenza "come le borse finanziarie".

"Eveline", oltre a regalarci un Mauro in stato di grazia alla batteria, fa registrare la collaborazione di Ivo Bucci (Voina Hen) alla voce: il risultato è davvero molto bello, foriero di un ritornello dannatamente virale. In "Indi(e)feso" invece troviamo i cori di Monica Ferrante, cantante dei Mom Blaster (compagni di roster in Ridens Records), a ricamare un'altra grande "hit" del gruppo, fatta di continui cambi di marcia e di dinamiche esplosione/pausa/esplosione fluide e molto efficaci.

"Radioattività" vede Tania impegnata anche alla voce, in un dolce crescendo che sfocia nell'assolo di chitarra finale realmente intenso e trasognato. Il cuore e l'emotività non oscurano tuttavia l'innegabile potenza che trasuda dal disco; "Gigante" e "Rivoluzione" sono energia allo stato puro, entrambe sorrette da riff estremamente diagonali che si aprono in ritornelli più spaziosi e lineari, specialmente per quanto riguarda la seconda (che respira benissimo, anche se crede di non ricordare come si fa).

Sono presenti piccole sbavature ("Maleamore", traccia di chiusura, è sicuramente più debole rispetto alle altre sette) che comunque rientrano in massa nella sfera del fisiologico e non sono assolutamente paragonabili a quanto di buono messo in mostra da questo validissimo progetto. E' un disco di sano rock, ed in quanto tale deve saper trasmettere emozioni e puro vigore, grande vivacità e vitalità. Ebbene, sa farlo eccome.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Ridens Records

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