lunedì 22 settembre 2014

Aphex Twin - Syro (Recensione)

Richard D. James che ha rivoluzionato uno (e/o più generi), Richard D. James tassello fondamentale per lo sviluppo su larga scala della musica da cameretta, Richard D. James che, dopo 13 anni, torna sulle scene con un nuovo album. SYRO. Un dirigibile nel cielo di Londra, un lost album che fa tanto underground, l'annuncio del disco che, a leggersi la tracklist, in dodici brani vuole riassumere la lezione dell'IDM all'inglese, quintessenza della musica composta nelle quattro mura.

Che cos'è SYRO? Un neologismo coniato da uno dei suoi figli, il nuovo album di uno degli artisti più osannati degli anni '90, Aphex Twin? Anche, ma non solo. Qui trovate l'evoluzione, i pensieri e i suoni (e il pensiero in suono) di colui che lanciò miriadi di artisti al suo seguito dopo la pubblicazione dei suoi album più importanti.

Pensare che il suo ultimo disco con il suo pseudonimo principale uscì nel 2001, Druqks. Da allora tante cose sono cambiate, la musica elettronica è cambiata, la civiltà electro-punk-meltin-all è tramontata e il big beat (e derivati) è diventato un concerto rock. Risvegliato da un coma profondo, il musicista si risveglia nel futuro delle tre conchigliette, musicalmente parlando, e scopre che il mondo che ha contribuito a creare è cambiato molto. Quel che però delude è il mutamento del suo status: da leader si è riscoperto follower di sè stesso, perchè no, o anche, più in generale, degli eventi accaduti attorno a lui.

Passiamo quindi alla musica: i primi episodi sono lunghi, forse troppo, soprattutto XMAS_EVET10 (Thanaton3 mix). Un connubio di acid e retro che annoia un po' ma che tutto sommato ci può stare. Minipops 67 (Source field mix), invece, primo singolo estratto, convince solo a metà con un incedere groovy sormontato dall'uso di vocal e suoni molto soft. Le atmosfere evocate sono quasi-cinematografiche ma di un cinema adatto a tutte le età, in linea con i tempi. L'atmosfera quasi chill di Produk 29, da salotto, a tratti francese, l'avrete già sentita molte volte anche nei suoi brani, ma con una rilassatezza di fondo mai vista prima in un suo album. La sensazione percepita finora è una certa lentezza e pesantezza all'ascolto. Fossero stati più brevi, questi tre brani sarebbero stati più godibili. Si comincia a dire qualcosa di più coinvolgente con il quarto brano, 4 bit 9d api+e+6, che scende giù per un attimo in una falsa cupezza per poi proseguire su un lisergico andante. Ritmiche contorte, freaky come la definizione affibbiatagli dalla EMI di Vienna, ma senza una particolare verve. Sappiamo bene che stiamo ascoltando qualcuno che sa giocare molto bene con i suoni, ma il senso che pervade l'ascoltatore è quello di trovarsi di fronte ad un perenne già sentito. Si prosegue con un episodio banalotto in cassa dritta come 180db, (che fatta bene piace) ma che qui è svuotata di una qualsiasi carica esplosiva, un episodio entusiasmante come la musica della radio durante il lavaggio dei piatti, e poi ancora tra episodi analogici bleep-spezzati che non espongono nulla di nuovo se non, spesso fini a stessi, i suoni in dotazione delle apparecchiature utilizzate (da qui i titoli dei brani). Un intermezzo piuttosto inutile, Fz pseudotimestretch+e+3, è la rampa di lancio per ulteriori episodi riempiti fino all'orlo di distese di suoni, sampling e ritmi molto danceable, concreti ed orientati, in un certo senso, alle dancefloors più alternative, che si tratti di cavalcate old school come PAPAT4 (Pineal mix) intrise di ritmi spezzati o di pot-pourri sonico-ritmici come la titletrack. Esercitazioni stilistiche ben realizzate, certo, ma prive della carica psico-traumatica tanto cara al passato del Nostro. S950tx16wasr10 (Earth portal mix) rimescola la jungle, il sampling old school a-la primi The Prodigy e la breakcore. Si tratta di uno degli esperimenti più riusciti. Chiude la pianistica, soft, Aisatsana, che nulla aggiunge e nulla toglie.

Che dire? Un disco abbastanza semplice, non per questo poco interessante, certamente non il suo miglior lavoro. In una parola, derivativo. Di sè stesso? Forse. Un album che riflette perfettamente la condizione di crisi in cui verte la musica elettronica "popolare", perchè Richard D. James fa parte di quella schiera, svuotata della carica psicotica / dura / cupa, caratteristiche proprie degli anni '90 e non solo. Una perfetta fotografia dalla quale bisogna imparare a fare meglio, se possiamo. Niente di quello che viene espresso in questa sede non è già stato espresso molto bene, in questi anni, altrove. C'era veramente bisogno di questo album? Buono per i nostalgici e per gli appassionati, ma qui non si cambia nessuna carta in tavola. Questo Aphex Twin lo sa, ma sa anche che i suoi dischi sono sulla bocca di tutti / nei negozi di dischi, mentre gli altri no. E questo dettaglio non è irrilevante.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Warp records

2 comments:

Marco Goi ha detto...

anche io ho avuto una simile sensazione di derivativo.
e per un artista sempre geniale e avanti come lui è un difetto mica da poco...
un disco non male, però al momento la sensazione è un po' di diludendo

Alessandro "Mister" Violante ha detto...

Ciao Marco, grazie per il feedback.

Questo è un po' anche il segnale di come Internet abbia cambiato la musica e la sua diffusione. Oggi io, te, e gli altri possiamo ascoltare nuove realtà tutti i giorni, e si finisce che è facile non rimanere sorpresi come una volta. Con tutta la sua bravura, Aphex Twin ha fatto un disco in un'era diversa da quella di Druqks e in questo senso si prende meriti e critiche...una volta tanta roba non si conosceva.

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