lunedì 15 settembre 2014

Death From Above 1979 - The Physical Plane (Recensione)

Dal 2004 ad oggi ne è passato di Jack Daniels sotto i ponti che hanno attraversato i due DFA1979, soprattutto sotto quelli di Jesse F. Keeler (basso, frangetta e posa da duro) grazie alle scorribande invereconde alle console di mezzo pianeta assieme a Alex Puodziukas sotto il nome MSTRKRFT, tra i principali detonatori della fidget USA e tra quelli che han messo i semi per tutto l'orrendo fiorire successivo della EDM. Tutto questo mentre Sebastien Grainger (voce, synth e batteria) tentava una carriera solista come songwriter indie folk pop a proprio nome con due album (uno del 2008 a nome Sebastien Grainger & the Mountains addirittura uscito per Saddle Creek e uno del 2013, più vicino a certa grinta DFA1979 ma sempre molto pop, intitolato Yours To Discover per Last Gang Records) e bazzicava dancefloor ed elettronica sotto gli pseudonimi di The Rhythm Method, Girl on Girl e Bad †i†s. Comunque sia, tanto You’re a Woman, I’m a Machine era marcio e urgente negli intenti, tanto questo The Physical Plane sa di urgenza a monetizzare (fuori tempo massimo) in un periodo di magra. Anche se tutto suona bene e in your face - la produzione del veterano Dave Sardy in è lo smalto principale del disco - le canzoni sanno un po' troppo di plastica e poco di plastica bruciata. Il basso distorto e arrogante di Keeler c'è sempre ma i riff sembran più ragionati (quadrati) e meno urgenti (comandati): più in posa, come d'altronde il drumming e il cantato di Grainger, adagiati su atmosfere hard rock seventies e sabbathiane ma senza freschezza e convinzione. Le canzoni lambiscono l'AOR dei migliori Foo Fighters, piuttosto che la follia di ipotetici Lightning Bolt clubber che si scontrano col glam rock dei Japandroids, come su You’re a Woman, I’m a Machine. Hanno tirato su famiglia i due canadesi e hanno messo la testa un pochino a posto, pare, e da queste canzoni un po' di compostezza e omologazione traspira (tipo nella ballata un po' fuoriluogo White is red ad esempio), anche se camuffata da attitudine punk rock stradaiola emulante i fasti passati (vedi il furbetto singolo Trainwreck 1979). Insomma, non una totale perdita di tempo, grazie anche ai suoi 35 minuti di durata (che però sembran di più!), ma anche un qualcosa cui si poteva fare benissimo a meno. Per nostalgici di fuochi fatui. 

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Last Gang Records

0 comments:

Posta un commento

 
© 2011-2013 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ