martedì 28 giugno 2011

Amelie Tritesse - Cazzo ne sapete voi del rock and roll (Recensione)

Vi assicuro che il titolo di quest'album ci sta tutto, da una band alla sua prima prova discografica, ma che ha una grande gavetta alle spalle. Potrebbe venirvi spontaneo uno scatto d'orgoglio e dire, ma porca puttana il rock and roll lo conosco benissimo, eppure dopo aver letto ed ascoltato questi dieci racconti potrebbe sembrarvi di non aver mai vissuto sulla propria pelle le stesse attitudini raccontante in queste storie, o forse mi sbaglio.
Ho conosciuto per caso gli
Amelie Tritesse in un concerto/mostra, quattro anni fa a Teramo. Attendevo da molto tempo questo lavoro, nel frattempo però avevo avuto modo di acquistare il libro di Manuel Graziani, "La mia banda suona il (punk) rock", in seguito intervistarlo a casa sua e continuare a leggere mese dopo mese le sue recensioni su Rumore. Contemporaneamente ho anche instaurato una buona amicizia con Paolo Marini, approfondendo i suoi progetti, prima con gli Iver & the Driver (Ghost Records) e poi con i DelaWater.
A questa band sono particolarmente affezzionato, gli Amelie Tritesse mi ricorderanno per sempre i miei anni universitari. Ascoltare finalmente quest'album è una grossa emozione, ma purtroppo devo mettere da parte questo moto interiore e bacchettarli un'attimino. A livello musicale ha ben poco da dire, la storia cambia se questo lavoro viene preso solo per quello che é - un audio/libro - che certamente, da questo punto di vista rende tutto più notevole. Le influenze dei reading di Manuel Graziani si fanno sentire, troppo simili però a quelli di Enrico Brizzi, soprattutto con i
Frida X. Tutto sommato non male come primo lavoro in studio. Dal primo brano, che da il nome al disco, è stato realizzato un videoclip, con disegni ed animazioni di Alessandro Di Massimo (LA RAJE - rivista di fumetti autoprodotta) questo è uno dei pezzi più riusciti della band abruzzese.

L'Amelie di questo gruppo è di sicuro più birichina
di quel mondo favoloso. Favoloso in un altro modo, ad esempio in quello di "Oplà", un bel racconto musicato, dove compare il nonno bestemmiatore di Manuel e i "suoi" bermuda coloniali nuovi. Oppure nel secondo brano "La 2 Sofia" raccontato per metà in italiano e metà cantato in inglese, con un intro alla "Vecchi Difetti" dei Marta sui Tubi, in cui si può leggere ed ascoltare "watch my... watch my... watch my... m'bacc a' stu cazz!". Il brano meno riuscito è il quinto "Una ballata per Jeffry Lee" in sottofondo un pianoforte, che non rende come dovrebbe, vista la sfrenata passione di Manuel per Mr Lee Pierce e i Gun Club, ci si aspettava una musica decisamente meno nostalgica, ma appunto che cazzo ne sappiamo noi di cosa si prova a tornare indietro con la mente, precisamente nei suoi anni 90!
Il disco procede tra chitarre acustiche e basi elettroniche, dove ai reading di Manuel si alterna il cantato malinconico di Paolo, in inglese, come "Suddenly", uno dei primi brani scritti dalla band. "Liverpool pub" è un brano degno di nota, dedicato al famoso pub di Teramo, dove tra una birra e l'altra vengono proiettati i live di band storiche Rock, che ogni sera il gestore del locale sceglie accuratamente, per questo immancabile nei ricordi dei teramani.

So che se mettessi un 3 a questo lavoro i diretti interessati non se la prenderanno di certo a male, ma vi garantisco che avere tra le mani questo disco è molto diverso dal consueto. Prima di tutto non è un semplice album, ma un libro in formato dvd, dove il disco funge quasi da surplus. Su questo album è stato fatto un lavoro non indifferente, il libretto ad esempio, dove ai dieci racconti scritti su carta nera con inchiostro bianco, si alternano le illustrazioni di Fabrizio "Pluc" Di Nicola. Gli Amelie Tritesse meritano un incoraggiamento ad andare avanti, non tralasciando però che questo "Cazzo ne sapete voi del rock and roll" non sarà la bibbia di tutti noi, (disgraziati nati negli anni sbagliati) ma un opera che di sicuro custodirò gelosamente tra i miei libri preferiti.



Label: Interno Records/NdA
Voto: ◆◆◆◆◇

3 comments:

Anonimo ha detto...

i gusti non si discutono "ma porca puttana il rock and roll lo conosci benissimo", ma l'italiano molto meno...
... però c'è "da" dire "sulla propria pelle" che l'essere "un'attimino" "affezzionato" può far sentire pure un piano digitale che non c'è.

Giovanni Amoroso ha detto...

ahahah hai ragione, ho letto nel booklet che è un pianoforte vero e proprio. mmm però ha il suono simile al piano di Garage band, dannata tecnologia. Purtroppo non sono Manuel Graziani, aimè non scrivo bene come lui, siete abituati troppo bene, mi dispiace ;)

Anonimo ha detto...

Tutta questa ostinata propensione alla sfrenata ricerca di qualcosa di forzatamente alternativo produce, ormai, nel 90% dei casi a banali sproloqui senza nessun riscontro realmente artistico. Ritengo che questi Amelie Tritesse siano il prodotto di una pigrizia morale che domina gli pseudo-artisti in questa determinata fase storica del nostro paese.

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