mercoledì 2 novembre 2011

City Final - How We Danced (Recensione)

City Final - How We Danced Classica festa privata anni '80, luci soffuse, musica latente senza ambizioni, calici e bottiglie ovunque. Immaginate l'ultimo arrivato presentarsi con addosso un frac fradicio, pezzato da alghe marine e costellazioni di cenere perse dagli ultimi tiri di una sigaretta rollata male. Tutti si girano a guardarlo, si blocca la musica, le luci si accendono, i suoi occhiali da sole neri lentamente si avvicinano ad un Nickolls and Perks, l'uomo alza il calice e chiede un brindisi senza voce. La sala resta immobile colpita da un'eleganza percepibile da tutti i sensi tranne che della vista. Con gli occhi smezzati e mordendosi le labbra gli invitati si arrendono e lasciano salire i loro flûte affascinati da un'eleganza così classica e così innovativa.

Ora invece di un solo uomo immaginatene quattro appena risorti dalle cenere degli stimati “Passione Nera” intenti a rivoluzionare lo stile “folk/rock” italiano. Come una farfallina che viaggia alla velocità della luce i Passione Nera svolazzano da Roma al Regno Unito come niente, un'ottima ma breve vita quella della farfallina Passione Nera, che astutamente riassume le sembianze di una larva e ne esce fuori completamente trasformata, con le sembianze di una falena ecco nascere i “City Final”.

Come i “Gentless3” per l'America i City Final riescono a creare un collegamento davvero esaltante con il folk rock britannico, (Morrissey) un sound che mai si direbbe adottato ed elaborato da mani non predisposte a tazzine di tè pomeridiano. A dire il vero i City Final intaccano anche l'America, riuscendo a rubare uno tra i pezzi più pregiati che il paese ha da offrire, i “The National” in particolare la star “Matt Berninger” e il suo timbro vocale rovente come il deserto.

Il debutto “How We Danced” parte da dio con “Dance With Me” una tecnica perfetta ed un soaund senza sbavatura risalta subito assieme alla voce sempre gradevole di Andrea Pirro, perfetta per un bicchiere di vino rosso accanto al fuoco di un falò. Primo ospite da novanta in “Biergarten” con “Liam McKahey” ad amalgamare il tutto senza esagerare, molto “Erland and The Carnival” sono “North On Canvas” e “Strength In A Smile”, suggestivo e cullante Giuliano Ferrari in “Plane Pilots”. Atmosfere poco nitide che avvolgono come una coperta in “Thirteen Moons” conferma di un'ottima squadra, Daniele Valentini e Guglielmo Nodari.Cito anche lo zampino di Nicola Manzan (Bologna Violenta, Il Teatro Degli Orrori, Baustelle) uno che di collaborazioni se ne intende, vedi i “Nut”.

Bé direi di appostarci e tener sotto tiro questi quattro apparentemente innocui ragazzi. Un ottimo inizio, una bella sorpresa del panorama folk rock italiano, si spera in un futuro con un pizzico in più di personalità e presunzione. Per ora siamo felicissimi di goderci quest'album dotato di un romanticismo ed una sensualità quasi palpabili.

Voto: ◆◆◆
Label: Five To Midnight / Unhip Records


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