lunedì 6 febbraio 2012

Bologna Violenta - Utopie e Piccole Soddisfazioni (Recensione)

Bologna Violenta - Utopie e Piccole SoddisfazioniDietro il progetto "Bologna Violenta" si cela la personalità artisticamente eclettica di Nicola Manzan. Fra le sue mani il violino, la chitarra e quant'altro, strumenti posti al servizio della comunicazione emotiva nelle forme dell'isteria, della devastazione e di un costante e immediato processo di confronto psicosomatico fra il prima, il dopo e il durante.
"Utopie e Piccole soddisfazioni" è un album hardcore, manifesto del bipolarismo sociopolitico che attraversa l'anima di questa Italia di Mezzo, uno screenshot interiore che rivela una tensione isterica, uno sconvolgimento totale dell'equilibrio attraverso la giustapposizione nervosa e fulminea fra i clichè dell'Italia bene, quell'Italietta provinciale e cattolica disegnata nei poliziotteschi anni '70 e lo sbando della contemporaneità, l'esplosione della crisi. Quella stessa Italia di cui si sente una nostalgia fugace è destinata a subire il devasto musicale della consapevolezza a pochi secondi dall'intro di ogni pezzo.
Un attacco isterico incessante determinato dall'esplosione di suoni digitali, drum- machines senza freno, violini distorti e snervati e momenti che richiamano il metal, l'hardcore digitale e il grindcore. Il tutto posto in contraddizione con strumenti classici la cui presenza pare volutamente canzonatoria.
La perla dell'album è una cover tutta personale di Valium Tavor Serenase dei CCCP che rappresenta un ennesimo momento di falsa lucidità destinata allo stravolgimento strumentale.
Fortissimi sono i richiami a band come Atari Teenage o Alec Empire. Lo stesso Manzan ammette di aver interrotto la sua educazione musicale da conservatorio con l'ascolto di Napalm Death quando, adolescente, esplose in lui il bisogno di comunicare il cuore oltre la tecnica.
Questo album è uno specchio interiore. Un ritratto fedele di una sindrome Borderline. Una forma di autismo nervoso che porta l'ascoltatore a sperimentare un gioco eterno fra istanti, secondi, brevissimi momenti di buon senso e lo scatenarsi di forme di nevrosi musicale devastanti. Manzan concede attimi di reflusso. Inframezza il suo lavoro con piccoli sipari di pace destinati a durare un lampo e poi costringe la coscienza a subire il frastuono del rumore. L'esperienza psicotica si conclude in un "Finale con rassegnazione", un trionfo classico di archi a ricalcare fedelmente l'espressione stessa dell'ascoltatore: uno sguardo sconsolato, profondo e consapevole sulla tempesta sociopolitica che attraversa l'italiano nel suo costante perdere terreno fra ciò che è stato e ciò che è, inchiodando gli occhi e il sistema nervoso alla confusione e alla verità.


Voto: ◆◆◆◆
Label: Wallace Records / Dischi Bervisti

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