mercoledì 21 marzo 2012

Iori's Eyes - Double Soul (Recensione)

Iori's Eyes - Double SoulE' più affascinante un ristorante alla moda dal design curato e minimale o una trattoria casereccia?

Una risposta oggettiva non esiste. Personalmente ho sempre subìto il fascino di entrambi gli ambienti, se ben gestiti, apprezzandone in uno la ricercatezza nel gusto estetico e nell'altro la solida e spesso longeva genuinità delle dinamiche sociali.

Clod e Sofia, a.k.a. Iori's Eyes, hanno da poco inaugurato il "Double Soul". Avendoli visti cucinare prelibatezze per anni, destreggiandosi tra antipasti post-rock, primi piatti a base di folk acustico seguiti da secondi dal retrogusto electro-pop, mi immagino di trovare un locale generosamente arredato con le esperienze acquisite nel corso del lungo apprendistato culinario. Ad accogliermi, appena oltre la porta, trovo Clod che con una voce soave e confidenziale, ricca di quelle rare frequenze basse in grado di accarezzare lo stomaco (a mio avviso sempre troppo sacrificate a favore di quel falsetto androgino ormai marchio di fabbrica della ditta Iori's Eyes e mai come in questo caso in perfetta linea con il concept di base del disco) mi sussurra all'orecchio i versi di Wake Up Friend (P.vo) accompagnandomi al tavolo.

L'arredamento è scarno, ridotto all'osso. La luce è soffusa.

Mi siedo e do un'occhiata al menù. Delle abbondanti portate del passato non sembra esserci traccia ma, incuriosito, fiducioso ed impaziente, decido di prendere tutto quello che mi offre il menù. Le prime portate (All the People Outside Are Killing My Feelings, Bubblegum, Winter Olympics) hanno il gusto forte ed intenso della Bristol anni '90 e la ricercatezza minimale della giovane ondata elettronica contemporanea, tanto da far pensare che al di là delle porte della cucina si nascondano, indaffarati tra i fornelli, Massive Attack e Maxi Jazz assistiti dai giovani apprendisti James Blake e Nicolas Jaar. Something's Comin' Over Me e Vlad hanno un sapore più deciso e personale, ma basta poco perché le papille gustative si ritrovino a riassaporare quegli aromi così gradevolmente anglosassoni quanto pericolosamente ingombranti, provati ad inizio cena (In Love With Your Worst Side, con lo zampino degli Aucan, The Merging e Why Here She Is?). Infine, tra i dessert, la casa propone la martellante dolcezza di They Used to Call It Love a riscoprire quella piacevole personalità stilistica troppo spesso nascosta tra luci soffuse ed ingredienti di importazione.

Esco dal locale con la bocca gustosamente trionfante di sapori, ma non completamente sazio.

"Double Soul" è un esordio ambizioso, ricco di gusto estetico e formalmente impeccabile; affascinato, tornerò spesso a cenare da Clod e Sofia, attendendo con ansia l'apertura della prossima filiale, sicuro di trovarci, oltre alla cura e alla ricercatezza di un locale all'ultima moda, anche i pregi di una vivace ed amichevole trattoria.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: La Tempesta Dischi


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