mercoledì 11 aprile 2012

Klein Blue - Sono note immaginate (Recensione)

Klein Blue - Sono note immaginateNon aspettatevi chissà quale guizzo estremo o sperimentale dall'album dei Klein Blue perché ne rimarreste delusi; siamo su tutt'altra lunghezza d'onda. Il che non significa che si tratti di un lavoro piatto o poco stimolante; tutt'altro. La bellezza di 'Sono note immaginate' - perché di bellezza è il caso di parlare - sta piuttosto nella sua freschezza da pic-nic su prato-in-fior.

Due anni e mezzo fa i nostri, esordienti, fungevano da apripista per l'allora neonata Vaggimal. Per quest'ultima - piccola preziosissima realtà discografica dell'omonima frazione montagnina della provincia veronese - pubblicavano 'Fertilizzafrasi', ricco Ep di debutto di ben sei tracce. In esso erano già presenti in nuce caratteri che 'Sono note immaginate' porta a completa realizzazione; primo fra tutti una certa vocazione per la melodia orecchiabile alla maniera del più brillante twee pop, con tanto di archi, trombe, armamentario di campanellini e giochini sonori annesso - stile Belle and Sebastian del millennio passato, sonaglino più sonaglino meno. Ciò che del più becero twee pop, di cui sopra, non appartiene ai nostri è, invece, la tipica posa un po' paracula tra il naïf e il melenso che strizza l'occhio all'orgoglio bamboccione, e gioca altrettanto astutamente sul cliché della nostalgia da Paese dei Balocchi. Il minimalismo narrativo dei Klein Blue, piuttosto, più spontaneamente sceglie di posare lo sguardo sulla fenomenologia familiare del quotidiano per restituirne una percezione rinnovata e, per così dire, aggraziata, devolgarizzata.

'La chimica' (lo stato fisico in cui mi trovo tra legame ionico e isolamento), dà il là a 'Sono note immaginate' in un vortice coinvolgente - vi sfido a tener ferme le spalle sparandovelo in cuffia. Il pezzo illustra con efficacia il microcosmo dell'intero lavoro, che si arricchisce con misuratezza di episodi elettronici - stavolta scomodiamo i Magnetic Fields di '69 Love Songs' - pur conservando la matrice folk pop più che lampante già in 'Fertilizzafrasi', che nell'album si consolida e raffina, in particolare nei 3/4 della splendida 'Avendone scritto' (avendone scritto su un foglio più chiaro, disegno il tuo naso e quell'ombra sul viso) e nella scanzonata 'Cartella senza titolo' (quando innaffi la mia mente col tuo sguardo intelligente, nel mio animo sopito nasce un albero fiorito). In queste è la voce diamantina di Carlotta a farla da padrone, che nella title track spiazza tutti, sguscia sinuosa moliplicandosi in un gioco di controcanti da Laetitia Sadier della Lessinia e, degnamente sostenuta dal resto del collettivo (Tobia alla chitarra, Federica alla viola, Arrigo alle percussioni), dà forma e sostanza a un tripudio delizioso in forma di divertissement.

Un album dalle tinte primaverili. Ave ai Klein Blue, pieni di grazia e decoro.

Voto: ◆◆◆◆◇
Label: Vaggimal Records

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