martedì 18 settembre 2012

Criminal Jokers - Bestie (Recensione)


"Una bestia nasce dove un'altra muore."
La consapevolezza di essere intrappolati in una catena alimentare senza pietà, di essere bestie fameliche che nascondono gli istinti nelle viscere di una città di fango. I Criminal Jokers sono tornati con un disco in italiano denso, cupo e fintamente spensierato, che marcia dritto come un soldato e addormenta come una nenia velenosa. Il ritmo è inebriante, con una cadenza che martella come un cuore pulsante, che riversa nelle arterie dell'umanità la storia del nostro degrado. La chitarra acustica al falò del nostro inferno quotidiano, i riff che zoppicano ma con grazia, la psichedelia ghignante e tenebrosa. I ritornelli sono piombo e aria, filastrocche fatali di una dolcezza candida ma così sporca dietro il velo dell'apparenza. La voce di Francesco Motta è cristallo appannato che stupisce per la sua bellezza inquieta, lontana dal bel canto, fluttuante nel buio infuocato in cui barcolla la musica. Bestie è un cane cattivo che si mangia la coda, è un album che ringhia piano. Ma la paura di essere morsi è un attimo che si imprime bene nella mente, e ci tormenta come una cantilena oscura e amara che fa a pezzi l'innocenza dei sogni. Si rivela azzeccata la scelta di scrivere in italiano: geniale prosa che non pretende nient'altro che essere se stessa, a servizio di storielle di sangue e folli che ci prendono in giro dall'ombra della scena del crimine. Su questo scenario dalle tinte fosche  viaggia il loro treno, che deporta l'eco di canti partigiani e rock'n'roll, di un timido pianoforte, di archi, elettronica e tastiere. La tracklist è composta da dieci pezzi che viaggiano su un binario unico e deragliano da tutte le parti, in un circolo vizioso che sorride mentre si stringe alla gola come un cappio. Ribelli e un po' sadici, i Criminal Jokers si rimettono in pista (dopo le collaborazioni con Nada e Pan del Diavolo) con un disco più maturo, curato negli arrangiamenti ma d'impatto immediato. Ci sono le schitarrate con cori circensi a seguito come Fango o Tacchi alti, psichedeliche perle rock come Lendra, ninnananne che ti cullano nel sonno della morte come Nel centro del mondo. Ironico, inquieto, traboccante di macabra gioia e talento, Bestie si ficca in testa e gioca a fare il serial killer coi tuoi pensieri, incantandoti con la sua opprimente leggerezza, fino a farti scordare che "la fine che ci meritiamo è niente.."


Voto: 
Label: 42 Records

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