mercoledì 19 settembre 2012

Husky - Forever So (Recensione)

Dall’Australia delle contraddizioni culturali una nuova formazione avanza a grandi passi, sono gli Husky, quartetto capitanato dal chitarrista e cantante Husky Gawenda, una band che quasi in punta di piedi ci introduce in un mondo impalpabile, un finisterre di morbido avant-folk colorato con gli stessi colori di un arcobaleno quando è appena finito di piovere a dirotto; “Forever So” è il primo step di questa formazione poetica e delicatissima, e il sound che trasmette è sicuramente il più onesto e diretto che si possa sentire in giro di questi tempi, se non altro per la pace interiore che infonde.

Gli Husky sono autori di un album capace di ammaliare con pochi accordi e composizioni, qualsiasi ascolto, poesia, armonia e scarne costruzioni accompagnano gli orecchi come dentro un sogno indagatore, mai increspato quanto invece terso e mattutino, chitarre a telaio, voci evanescenti e atmosfere distaccate da terra, un ascolto che ti fascia come una nuvola Drakeiana di passaggio e che potrebbe lasciare scie indelebili; prodotto da Noah Georgsson (Strokes, Devendra Banhart, ecc), il disco vaga in sospensioni, una dimensione atemporale che prende dai Red House Painters e dal citato Drake ombre, luci, cerebralità ed elucubrazioni impastate poi in un'unica soluzione, un atteggiamento che incombe per tutto il tragitto sonoro fino alla fine, fino a che non decidete, conquistati fradici, di rimetterlo in gioco nuovamente.

Non mancano sicuramente quelle piccole energie psichedeliche “Animals & freaks”, “History’s door”, come pure stati di calma minimalisti “Don’t tell your mother” o la leggiadria intimamente folkly che frequenta angelicamente la titletrack, ma sono soprattutto le fertili iniezioni di poesia assoluta “Hunter”, “Dark sea”, tra le altre, a portare questo lavoro ad un buon livello di scrittura e speranza di nuovo, che land e soundscapes qui disegnati con la forza di una leggera ventilata di gusto sopraffino vogliono donarci come fossimo (e lo siamo in un certo qual modo) spettatori privilegiati e tenuamente trasportati dal tutto, da questo circolo vizioso di fragranza musicale.

Con la convinzione che al prossimo loro appuntamento sonoro, quello che ora per noi è imprendibile, diverrà per loro un suggello di fatto. Ottimo per chi vuole volare per pochi minuti soltanto..


Voto: 
Label: Sub Pop

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