sabato 10 novembre 2012

Isis - Temporal (Recensione)

Anello di congiuzione tra i maestri Neurosis e Godflesh, i possenti e titanici Isis di Aaron Turner e Jeff Caxide, malgrado scioltisi nel lontano 2010, tornano a regalarci ancora quegli inni fibrillanti che hanno segnato la loro breve ma intensa carriera con albums topici come Oceanic e Panopticon, osannati da nientepopodimeno che Mogwai e Tool. La raccolta in questione s'intitola Temporal, e contiene inediti, demo passate e covers tributate ai gruppi più amati dalla band, Black Sabbath e Melvins, per intenderci; titolo assolutamente non casuale, vista la scarica elettrica propulsa senza ritegno da questi pezzi, uno più bello dell'altro, i quali sembrano disegnare una linea continua in cui potenza chitarristica e melodie criptiche si stringono la mano. Il ritmo non è mai uguale, ma passa da una pacatezza apparente a un'entrata stilistica degna del miglior heavy metal d'altri tempi. In più le liriche vanno ben oltre la stessa idea di post-metal o post-rock, includendo in alta misura il mistero, l'ignoto, le distopie, le utopie, la filosofia intellettuale, persino. Ed è proprio alla libera interpretazione dei nostri più oscuri recessi dell'anima che ogni lunghissimo brano (non aspettiamoci meno di 6 minuti), è specificatamente dedicato.

"Threshold of Transformation" apre già maestosa i festeggiamenti, con grovigli di riff duri e sferzanti, che quasi sembra impossibile districarsene, sinfonie innescate a piano e batterie incalzanti dentro epici feedback che fanno librare il pensiero, approdano poi ad un finale lento e melanconico. Segue nell'immediato la marziale "Ghost Key", una strumentale potentissima di 8 minuti e mezzo in cui i graffi alle corde di Gallagher e i fiondanti colpi di batteria di Harris, la fanno senza dubbio da padrone. "Wills Dissolve" si presenta invece più cadenzata, con delle progressioni che si alternano su andamenti fintamente calmi, allo stesso modo di "Carry", che prende il via in maniera aerea e seducente, come un uccello che vuole disfarsi del suo peso per spiccare il volo, anche se già a metà esplode in una meravigliosa cascata urlante. "False Light" s'innesta caustica ed esiziale, con un avanzare melodico di non poco conto, che a tratti appare hard-rock. "Grey Divide" ,altrettanto sinistra, dona anche considerevoli accenni ethereal-ambient, progredendo sempre massiccia, quando lascia il posto alla demonica "StreetCleaner". La veemenza viene spezzata, ma è solo un'illusione, dalla gradevolissima cover dei Sabbath "Hand Of Doom", dove gli Isis danno prova di un vera e propria perizia rivisitativa. "Not In Rivers, But In Drops", prodotta insieme a Melvins e Lustmord, procede marziale su un tessuto di echi vocali continuati e growls che quasi ricordano i primi Alice In Chains e addirittura i Type O Negative. "Holy Tears" rende a suo modo omaggio al buon caro metallo progressivo, portato avanti da bestioni come Dream Theater e Opeth. "Way Through Woven Branches" s'innalza poderosa, tra iperboli magiche e fatali, legata alla perfezione con l'altra melvisiana "Pliable Foe", corposamente strutturata e piacevolmente melodica. La conclusione è affidata alla versione acustica di "20 Minutes/40 Years" , già presente in Wavering Radiant, fa solo finta di iniziare innocua, perchè poi subito cresce e si gonfia in circoli di ambient a dir poco ipnotici per un epilogo in grande stile. L'unica track veramente distaccata dalle propulsioni metal è quella che dà il titolo all'album, "Temporal", una fuga aeriale che ha più l'aspetto di una postilla per una Quiete Dopo La Tempesta leopardiana.

Che dire, questo collettivo musicale moderno sa plasmare una forma sognante di rock variegata e sublime mai vista prima, che non stanca mai l'ascoltatore ma anzi, lo trattiene dentro visioni di mondi tanto fantastici quanto inaccessibili. Il suono della Resurrezione è ancora con noi.

Voto: 
Label: Ipecac Records


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