martedì 13 novembre 2012

Paul Banks - Banks (Recensione)

Julian Plenti è morto viva Julian Plenti anzi no, viva Paul Banks e che qualcuno lo protegga. Sembra di stare nel bel mezzo di una disputa ereditaria quella che Paul Banks, ex leader degli Interpol mette in piazza pur di raccogliere ulteriori consensi circa la doppia personalità artistica che lo ha legato fino a ieri a quel nome posticcio ed oltremodo a “scafandro” che lo portava a non far uscire la sua vena musicale come voleva e ansimava.

Ora Banks è in piedi da solo, ma è uno stare in piedi posticcio a modesto parere, un disco che vive di riflesso e glabro di un carattere come dovrebbe convenire pur di tirare l’immagine ricreata, tracce che convincono meno della metà e che attraversano minuti di assoluto spaesamento circa la portata uditiva e ricche di uno sfarzo ingombrante di fanfaronaggine che non porta da nessuna parte se non ad un ascolto complessivamente stanco e sopportante; l’artista dell’Essex – comunque lo si vuole interpretare – detiene un carattere testardo e puntiglioso e se ne frega di apparire smunto, e lancia queste dieci tracce come uno schiaffo da duello, ma un duello fallito in partenza, almeno per chi ancora vive e adora quell’arte in disuso chiamata “onestà intellettuale”.

Gli Interpol sono sempre – checché se ne dica – sotto traccia tanto che in “Summertime is coming” paiono ricomparire in carne ed ossa, poi tutto quello che rimane a galleggiare non spinge più in la dell’indifferenza, i Killers che caracollano in “The base”, lontani Genesis progressivi che altalenano in “Over my shoulder”, l’inconsistenza strumentale di “Lisbon” messa li per riempitivo come l’infausto teatrino pop messo in scena con “No mistake”, niente da salvare tranne la copertina come ricordo di un clamoroso buco nell’acqua che Banks ha voluto centrare chissà per chi chissà per cosa.

La parentesi Interpol appare lontanissima anche se non lo è affatto, ma Banks non intende voltarsi e redimersi, tira avanti – ma a campare crediamo – per la sua strada tortuosa che già al primo step appare e si dimostra una strada pericolosissima e senza sbocco alcuno. Poi – in democrazia - ognuno si fa la frusta per il proprio deretano!

Voto: ◆◆◇◇◇+
Label: Matador 

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