martedì 10 settembre 2013

Francevskij - Ora Ora (Recensione)

Francesco Martinelli e Francesco Monaci sono due musicisti che vengono da esperienze sonore diverse, l'uno dal rock diretto dai testi pungenti ed arzigogolati dei Dondolaluva (di cui è cantante e bassista) e l'altro dal progetto con venature molto più armoniose ed elettroniche dei Liberal Carme (in cui è chitarrista). Non è quindi il linguaggio musicale la prima cosa che li ha accomunati, bensì la provenienza geografica, quel monte Amiata situato nel sud della Toscana che a quanto pare di gruppi interessanti ne sforna parecchi. I due Francesco hanno così deciso di unire le forze e, armati di santa pazienza per superare vari problemi logistici, hanno cercato di mischiare la penna di Martinelli (che qui ci mette i testi) e la musica di Monaci (che fa il resto), riuscendo a trovare una via che diverge da quanto fatto sia dall'uno che dall'altro, pur lasciando qualche margine di riconoscibilità coi rispettivi progetti. Nascono così i Francevskij.
La scelta di aprire il disco con “Ultimo Piano”, esperimento reading dal testo criptico e dalla recitazione poco intensa, non è delle migliori, e forse anche per questo Ora Ora ci mette un po' a carburare nelle mie orecchie. Le atmosfere elettroniche raffinate e vagamente eighties della seguente “Scrivere D'Altro” alzano di poco l'asticella, ma testo e musica si rivelano troppo ripetitivi per non stancare negli oltre 5 minuti del brano, così tocca ad “Augurio” ed alla sua indole maggiormente rock dai toni post-hardcore alla Sparta cominciare a far drizzare le antenne. Quello che frena un po' il progetto è la voce, monotona in troppi casi, ma nel momento in cui i testi si fanno più interessanti è tutto l'insieme a guadagnarne esponenzialmente. Così dall'intensa e sofferta “A Proposito Di Te” e, soprattutto, dalla più lieve ed ironica “Vola Vola” si comincia a prestare maggiore attenzione, l'orecchio si fa catturare da frasi quali 'Volano sconfitte talmente piccole che sembrano minori, così diffuse e collettive che ci muori', o 'Volano sassi che usi solo per nascondere la mano, e nonostante tu non faccia passi avanti li lanci in modo da arrivare più lontano' (entrambi estratti della seconda, sicuramente il pezzo migliore del disco). Il livello rimane alto fino alla fine: “Pietà” ha un sound abbastanza minimale e coinvolgente su cui forse, più che nella traccia iniziale, non sarebbe sembrato azzardato adagiare un testo parlato che avrebbe fatto molto Offlaga Disco Pax, “Cristoforo Colombo” è solare e rarefatta e si adegua perfettamente ad un testo a tratti poetico (azzeccatissimo il finale con gli archi), “Passatempo” chiude il disco con tastiera e diapason a prendersi la scena costruendo un'atmosfera gioiosa e vitale su cui la voce di Francesco Monaci riesce ad essere più efficace che altrove.
Ci è voluto un anno e mezzo ad Ora Ora per vedere la luce, fra problemi logistici, di mezzi, testi dispersi e normali momenti di divergenza artistica, tutto segnalato dai due autori nel sito ufficiale da cui questi 8 brani possono essere scaricati gratuitamente. 8 pezzi che prendono piano piano, non perfetti ma capaci di suscitare emozioni e riflessioni come la buona musica dovrebbe fare (e a volte fa). Una maggiore convinzione nel cantato avrebbe elevato il progetto Francevskij al di sopra del voto che vedrete a fondo pagina, ma mi piace sperare che il collettivo dei Francesco del monte Amiata possa decidere in futuro di unire le forze nuovamente per dare un seguito a questo interessante progetto. Nel frattempo collegatevi al loro sito (http://www.francevskij.com) e scaricatevelo, poi mi direte cosa ne pensate.

Voto: ◆◆◆
Label: autoproduzione

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