sabato 21 settembre 2013

Santo Niente - Mare Tranquillitatis (Recensione)

Come se fosse Antony con la sinistra a scrivere di musica prematurata, con la superspazzola, ma soltanto se blinda. 

Mi è venuto in mente Ugo Tognazzi quando ho visto il videoclip de "Le Ragazze Italiane" rendendomi conto che non avrei scritto nulla di particolarmente buono. Si, perché a detta di molti le recensioni non servono più a nulla, e allora Amici Miei spero vi vadano bene le supercazzole riviste per l'occasione, perché pare che parlare del Santo Niente sia diventato impossibile, sempre come una commedia all'italiana in cui avviene tutto e il contrario di tutto. 


Non sono mai andato pazzo per questa band ma ne riconosco l'importanza, soprattutto con questa formazione nella quale in pianta stabile troviamo 3/4 dei Death Mantra For Lazarus (dunque 2/5 degli Zippo) più ovviamente Umberto Palazzo. Quest'ultimo una figura storica che in questi anni ho rivalutato molto, dapprima grazie a El Santo Nada e poi nel suo album da solista. In Mare Tranquillitatis che arriva dopo sei anni di distanza dal precedente assetto, sentiamo il sound stoner di Pescara in "Cristo Nel Cemento", poi la sottile ironia di "Le Ragazze Italiane", perché chi ha vissuto l' Umberto Palazzo uomo conosce i particolari e lo dico francamente: sembra più un pezzo dedicato a qualcuno in particolare che al generico andare delle cose. Probabilmente questa è una canzone d'amore, di quelle scritte per caratterizzare l'emancipazione femminile dalla forte carica seduttrice, in perenne contrasto al bigottismo. Casa & chiesa 2.0. Ovviamente con scappellamento a destra.

Poi, a conferma di ciò che ho sostenuto poco fa, in "Un Certo Tipo di Problema" si evince che Pescara, o il mondo intero è pieno di riottosi disturbatori della vita altrui. Me ne sono accorto frequentando il Wake Up, del quale Palazzo era direttore artistico. Era più che giusto dedicare una canzone a certi dementi, "I Ragazzi Italiani" esaltati che dio non li benedica mai e poi mai. In questo brano Palazzo si avvale della forma reading, necessaria per calcare la mano su di una storia che è dannatamente difficile da musicare ma che dal vivo darà un certo peso e senso di rivalsa o di preavviso a tutti coloro che avranno ancora la faccia tosta di recarsi dall'artista con la presunzione di poter sparare a zero, sbronzi, strafatti e strafottenti, sostenendo cose al limite dell'inverosimile; individui che abusano della scusante perdita di controllo, fondandola a ragione di vita, invidiosi della tranquillità altrui. Gli scatenatori di risse del sabato sera. Pescara like Messico: un inferno nel quale è impossibile vivere dignitosamente. 

Poi arriva "Maria Callas". Un gran pezzo nato inizialmente dalla collaborazione con i Death Mantra for Lazarus e rivisto in chiave diversa in Mare Tranquillitatis. Perde molto dell'assetto originale, ma di certo sancisce il connubio tra Palazzo e le sue nuove leve nella rinascita del Santo Niente. Il testo di "Maria Callas" è uno di quelli per cui Umberto Palazzo andrebbe invogliato a scrivere un fottuto libro, perché ne ha di cose da raccontare nel suo stile pacato ma senza peli sulla lingua.



Una considerazione a parte va fatta per la voce: in questo album spicca notevolmente, si nota una maggiore cura della dizione, in un suono molto più scuro e sicuro, meno malinconico e più consapevole di ciò che ci sta sbattendo in faccia. Con questo lavoro Umberto Palazzo inevitabilmente assume la stazza artistica ammirata quanto in parte odiata di Mimì, non che prima non ne godesse, ma si ode maggior carico enfatico, una maggior presa di coscienza di sè. Umberto che si misura ancora con un pubblico diviso tra chi lo ama e chi lo odia, dove spicca sornione con il solito ghigno che vuol comunicare un grosso "sti cazzi, faccio quel che mi pare, intesi"?

"Primo Sangue" è una sorta di provocazione; posto lì sul finale per far parlare a vanvera gente che vorrebbe una band sempre uguale, perché se c'è qualcosa che in Italia pare non si riesca proprio ad avere è un'apertura mentale. Dunque qualcuno potrebbe non cogliere che quel pezzo fa dell'antropologia musicale e, al quale va un plauso per il coraggio e il menefreghismo di un ritorno sulle scene con musicisti cazzuti che si prestano alla sperimentazione Fifty Fifty come se fosse mea culpa, alla supercazzola… "Sabato Simon Rodia" è un brano della madonna, non aggiungo altro che se siete arrivati fin qui è già un miracolo.


Ultima osservazione sul titolo, quasi a cozzare con la più bella copertina di sempre dei Santo Niente, un mare lunare come quel brano di Vangelis dell'album "Albedo 0.39". Mi sbaglierò ma è senz'altro antani, come trazione per due anche se fosse supercazzola bitumata.

Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Twelve Records

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