giovedì 6 febbraio 2014

Bruce Springsteen - High Hopes (Recensione)

Bo Diddley 50 anni fa cantava “You can’t Judge A Book By The Cover”.
Giusto.
Il contenuto è ciò che conta, no?
Ma se anche l’occhio vuole la sua parte, beh allora iniziamo dalla copertina.
Non ha mai brillato (se si eccettuano quella di Born To Run, Nebraska e Born In The USA) per originalità e gusto, Bruce, ma questa è sicuramente tra le più brutte (anche se Magic è inarrivabile).
Ok, mettiamo da parte l’esser prevenuti, perché anche se le copertine di alcuni dei suoi migliori album non erano proprio esaltanti, il contenuto resta nella storia della musica rock (e nelle nostre orecchie, nei nostri cuori e nelle nostre anime).
Ed ora il contenuto.
High Hopes è la cover di un brano tratto dal primo cd degli Havalinas, gruppo californiano dei primi anni 90, edito qualche anno fa in un EP del Boss ed eseguito dal vivo.
Just like fire would è un  brano dei The Saints, gruppo australiano degli anni 70-80, ed eseguito soprattutto nelle date down-under.
Dei Suicide (quanto ci mancano Alan Vega e Martin Rev…) invece è Dream Baby Dream, anch’essa pubblicata in un 10” qualche anno fa ed eseguita in versione spettrale (come lo era l’originale) a chiusura dei concerti del solo tour del 2005, con il solo ausilio dell’organo a pompa.
American Skin (41 shots), brano composto a seguito dell’assassinio a febbraio del 1999, con 41 colpi, appunto, dell’immigrato liberiano Amadou Djallo, da parte del NYPD in un normale controllo, era stato già inciso su Live in NYC e resta un brano emozionante.
The Ghost of Tom Joad è la notevole versione elettrica (già eseguita live in varie occasioni) dell’omonimo brano tratto dall’omonimo album del 1995, rovinata dal ridicolo assolo finale dell’ex RATM, Tom Morello.
Il resto è composto da brani che Bruce ha riesumato dal suo “profondo” cassetto di inediti, dove si può riascoltare anche chi, ahimè, non c’è più; il sax di Clarence Big Man Clemons (Harry's Place) e i tasti dell'organo pigiati da Danny Federici (The Wall).
Harry’s Place potrebbe esser scambiata per una cover di Hall & Oates o di Huey Lewis, Down in a Hole è la (brutta auto) cover di I’m on fire (ma non ne hanno fatta una anche gli Editors con Phone Book, giusto qualche mese fa?), Heaven’s Wall è inconcludente e rimanda ai suoi (pen)ultimi album, Frankie Fell in Love non è proprio male e non avrebbe sfigurato su The River.
Ed ancora la declamatoria This Is Your Sword ed il valzerino di Hunter Of Invisible Game senza infamia e senza lode
Infine ci sono i brividi di The Wall, l’unico brano inedito degno di esser ricordato, che rimanda a certe atmosfere di The Ghost Of Tom Joad.
Gli ultimi album, come Working on A Dream o Magic erano state cose al limite della decenza, ma qualche momento di Wrecking Ball (che no, non è quella della ignuda Miley Cirus) come il brano omonimo oppure il gospel/hip hop Rocky Ground, riusciva a risollevare le sorti della recente carriera del Boss, mentre High Hopes, in cui si salvano un paio di brani e le covers, lascia interdetti.
Allora Bruce, nessuno si può attendere un nuovo Darkness On The Edge Of Town nemmeno un Born To Run ma lascia perdere nuove (o rinnovate) incisioni e metti mano ai forzieri che, da fan della prima ora, so esser colmi di tesori inestimabili…

Voto: ◆◆◇◇◇ 
  • Label: Sony Music



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