mercoledì 22 agosto 2012

HAVAH - Settimana (Recensione)

"Non mi ripeto quanto è servito?" dedicarsi ad una palestra per l'anima, un territorio sconfinato, in cui perdere e poi ritrovarsi a dire "sono pronto". Inizia così il nuovo Havah progetto solista di Michele Camorani già batteria dei "La Quiete", "Raein" e deus ex machina di Serimal, sostanzialmente una delle menti più ispirate e coinvolte, dell'"indie" italiano post 1999.
Coadiuvato ai testi dall'onnipresente (e sempre ottimo) Jacopo Lietti, Havah ci porta indietro nel tempo all'inizio dell'avventura italiana alternativa. La "scena" post punk, new wave, chiamatela come volete, fiorentina di inizio anni '80 ha segnato profondamente le coscienze musicali del nostro paese, troppe volte questa verità è stata taciuta o nascosta per chissà quale motivo. Dopo l'uscita di questo bellissimo disco e il "successo" di Ormai dei FBYC presumo che nessuno oggi potrebbe permettersi di negare l'influenza sui musicisti trentenni del gruppo italiano più importante di sempre, i Diaframma di Federico Fiumani.

Diviso in 7 capitoli come i giorni della settimana il disco di Havah esplora territori emotivi, le nevrosi quotidiane, le strane dinamiche dell'anima, dipingendo affreschi di nature intensamente vive. Appena inizia l'intro di "Lunedì" l'atmosfera di questi giorni roventi si raffredda portandoci dritti nell'interminabile inverno dell'anima, chitarre, eco, e poi una drum machine marziale. "Martedì" addolcisce le asperità e la chitarra fa da contraltare ad un basso alla "Joy Division". "Mercoledì" raffredda ancora di più l'atmosfera, e qui, davvero, sembra di essere trasportati nella desolata Siberia degli anni '80, nuovamente la provincia italiana trasformata in ghiaccio, nonostante il mare e le discoteche della riviera.
La voce di Michele è sempre impostata su un tono basso e profondo, quasi a voler cantare con distacco i versi sommersi delle sue canzoni. Il pezzo si chiude con una chitarra "Fugaziana" che è una delizia e apre la strada a "Giovedì", ennesimo brano strettamente new wave tra chitarre che si inseguono su una batteria che sostiene tutto il pezzo.
Con l'acustica "Venerdì" inizia il week end, ma non c'è nessuna sorta di redenzione o rilassamento e l'incipit è a dir poco esiziale: "viaggeremo in galassie sconosciute alla velocità della luce, su navicelle spaziali con un solo bottone del tuo colore preferito..." Manifesto di tutto quello che è il fine settimana: una bugia.
"Sabato" si sviluppa su un riff di chitarra agrodolce che ricorda le serate fresche d'autunno più del freddo inverno slovacco.
"Domenica" chiude il disco con il suo ritmo veloce e la chitarra shoegaze che espande il suono tutt'attorno come la fine nebbia d'inizio novembre.

Con "Settimana" Havah continua a sorprendere per maturità e gusto, rimescolando generi e influenze sulla linea del precedente "Adriatic Sea", disco altrettanto bello e convincente.
Una delle prove più godibili ed interessanti dell'estate, anche se d'estate al suo interno non vi è ombra.

Un consiglio spassionato, andate a vederli live appena passano dalle vostre parti, con il gruppo al completo la produzione wave del disco viene praticamente cancellata trasformando i pezzi in clamorosi affreschi di indie americano anni '80, con le chitarre jingle jangle e le scorribande elettriche. Un altro disco, stessa pasta però, eccellente.


Voto : ◆◆◆◆◇
Label: To Lose La Track







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