martedì 23 aprile 2013

Palma Violets - 180 (Recensione)

Dal sobborgo londinese di Lambeth, senza minimamente curarsi di non fare rumore, il buon miscuglio sonoro che ingurgita strafottendosene Brit, Pop, frattaglie indiepatiche e qualche folgorazione Garage – di quelle innocue – ma sempre di garage trattasi arriva per “bocca” dei Palma Violets, formazione ruffiana nel buon significato della parola, cioè che in questo “180” – il numero civico dove fanno da sempre le prove - senza tramutare nulla della formulazione primaria, riescono a colorare di novità quello che oramai si porta addosso le scalmane del tempo, praticamente rinverdiscono quello che potrebbe essere “secco” e accidenti se lo fanno con in contro cazzi.

Prodotto da Rory Atwell (Test Icicles) e Steve McKey (Pulp), questo bel disco d’esordio è una perfetta combine di hooks, freschezza e patenti valide per andare molto, ma molto avanti nelle scorrerie dell’underground, undici tracce che fanno “side” per conto loro, alzano polveroni e rimangono nell’aria per molto tempo; dentro girano indisturbati echi e scandagli di Clash, The Vaccines, un quarto di pazzia Dohertyana e la complicità amplificata di jangly e anthems come supporto giusto appunto “all’inglese”, tutto il resto è un’ondata di ritmi e suoni da loud a mille. Chilli Jesson basso e voce, Sam Fryer chitarra e voce, fanno il diavolo a quattro, già inquadrati da certa stampa come i nuovi Doherty/Baràt, non si fermano – compositivamente – un secondo, creano stimoli canaglieschi e catene soniche di stampo holligan “Rattlesnake highway”, buoni i sentori Strummeriani di “I found love”, audaci gli sghiribizzi alcolici che strisciano in “Three stars” come i patemi apici che grattano baldanzosi “Chicken dippers” prima di incontrare l’anima in pena di un Jim Morrison che riprende aria e vita tra le pieghe battute di una strepitosa “Tom the drum”.

Per intenderci non un disco di quelli senza paragone, ci mancherebbe, solamente uno di quei dischi che quando arrivano sono quei classici “scappellotti sulla nuca” dei quali sai la provenienza ma mai il preciso momento in cui colpiscono, poi la precisione la “sentirai”.

Okkio a queste adorabili canaglie!

Voto: ◆◆◆
Label: Rough Trade 

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