lunedì 16 settembre 2013

DangerLies - Zitto e Urla (Recensione)

Da cover band a protagonisti dei sintomi hard rock di casa nostra, i genovesi DangerLies con l’otto tracce Zitto E Urla si mettono in mostra in tutta la loro superba eccentricità amplificata, un disco che si agita tra le mezzerie dei jack infiammati dello street rock di marca Gun’s e i quadrilateri tricolori di Timoria, un disco che senza inventarsi nulla, (ri)esporta prima ancora che rispolverare, le baldanzosità di una decade sonora che ancora nell’oggi batte quattro e facilita la presa diretta con il rock di pronto impatto. del suono primario e grezzo.
Dicevamo otto tracce ben realizzate, una perfetta dissonanza che una volta inserita tra questi ascolti indie e traiettorie sperimentali, danno quel buon contrasto stilistico, se non temporale, un fulmine nei cieli sereni ed innocui della musica odierna che nel suo corto vitalizio stereo esplode, colpisce e lascia molto dietro di sé, perlomeno l’immagine e l’istantanea di una deja vu tutto watt e poetica stradaiola che fa tanto sciccoso e style; ballatone killer e suoni canaglia sono i principali motori sonici del lotto, l’andamento sgarrato e la dolce maledizione persa nei miti distorti colorano la tracklist dalla prima all’ultima nota tanto che quello che dall’inizio si potrebbe scambiare per un’operazione nostalgia si trasforma in pochi giri in una rivalutazione validissima di polveri e fuochi – in fondo – mai spenti del tutto, anzi.
Ottimi lavorii di chitarra, una voce teatrante, ritmiche preziose e atmosfere sincopate fanno parte della lavorazione di gruppo, sapori vissuti e scuri pirotecnici convolano alla stesura di un disco che decora la voglia mai sopita di good vibes, la forza di quel rock che poi è un atto di fede conclamato, viscerale, e che i DangerLies riportano tra lapilli e tonalità che fanno zompare il cuore; impatto e melodia sono un tutt’uno nell’insieme dei brani, l’irruenza smagliante di “Black Mamba”, l’epicità convulsa “Vertigini”, il lounge appassionato e collar “Persa nel blues (un passo)” e la stimabile necessità espressività di un virtuale Renga a cavallo di “Corri via”, convenzionano un ascolto pregevole che fa la quadratura del cerchio, una cascata di note e di stimmate che non passano inosservate e tantomeno retoriche.
Vale la pena farci un bel giretto dentro, vale la pena lasciarci una mezz’oretta del vostro tempo, sound e cuore vi aspettano.            

Voto: ◆◆◆
Autoproduzione

1 comments:

Anonimo ha detto...

Grazie per la recensione!!
www.dangerlies.tk

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