venerdì 11 ottobre 2013

Girls In Hawaii - Everest (Recensione)

Non hanno mai avuto l’ansia da prestazione, si prendono le loro dilatate temporizzazioni e quando sono pieni di atmosfere da dare in pasto alla massa, riaprono la porta alla  loro soffice poetica di velluto e la rilasciano come un soffio improvviso, una luce esplosiva di dolcezza post-rock che investe e stordisce acquietando qualsiasi umore riscaldato, o in vena di bollore. Everest è il nuovo disco dei belgi Girls In Hawaii, e terzo in ordine cronologico, disco che nonostante le traversie umane e personali della band, arriva come a consolidare un marchio sonoro stabile e sempre più diretto e nel frattempo “alla larga” dalle arie sempre più modaiole e rappresentative del mondo anglo-americano.
Un disco tiepido tendente al freddo, una bambagia agrodolce che assume i colori delle tundra, di quei fiati che compaiono, si palesano, prendono forma in un ambiente prossimo allo zero, tracce che nell’insieme di  field recording, tastiere sintetiche chiuse in una bolla bedroom pop, stratificano un ascolto rimembrante, solitario ma mai banale; Antoine Wielemans e sodali, lasciati certe forme scarne ed essenziali che hanno vergato i primi lavori, confermano l’alchimia creata ad hoc per staccarsi definitivamente – come già accennato – dalle smancerie bisbigliate di tante altre formazioni che bazzicano il territorio, mettendo etti di intimità malinconica tra i sogni e le melodie che il disco delinea a compiacimento.
Possiamo anche annunciare il lavoro della rinascita per la formazione belga, del resto perdere un membro fondamentale del gruppo – Denis il batterista e fratello del cantante -  in un incidente non è cosa da poco, e appunto il risveglio creativo dei nostri che mettono in questo lavoro è un segnale di una primavera molto, ma molto anticipata anche se siamo all’intro dell’inverno; a dimostrazione di quello che si sta cercando di dipingere il disco muove arie leggere di stampo Belle And Sebastian, ma poi quello che va piano piano a disporsi in fila d’ascolto sono l’intimità soffusa “Misses”, gli anni Ottanta dell’eco sconfinato “Chances”, “Switzerland”, la cullante armonia di una sera dedicata al ricordo “Head on” e la coralità pomposa che “Rorscharch” spiattella prima del giro fermo.
L’estetica dei Girls In Hawaii rimane sempre di gamma, almeno finchè decideranno di proseguire nella loro scalata verso l’alto.      

Voto: ◆◆◆
Label: Naive

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