lunedì 14 ottobre 2013

This Routine Is Hell - Howl (Recensione)

È da trent’anni che l’ululato hardcore si innalza inesorabile verso un cielo cupo, serpeggiando maliziosamente nelle strade, infettando animi, inoculando le migliori intenzioni con il germe di un risentimento universale la cui forma ultima suona in maniera chiara e decisa come un enorme, gigantesco, ineluttabile NO.
Niente è abbastanza, nulla può essere salvato. Question everything, e una sequela di statements da manuale che avete imparato a conoscere da Black Flag, Minor Threat, Dead Kennedys, Discharge e che continuano a resistere strenuamente di fronte a qualunque tentativo di banalizzazione, nonostante tutto.
Chiamatela costanza, chiamatelo accanimento ai limiti dell’ostinazione umanamente concepibile: se c’è un motivo per cui l’hardcore punk meriterebbe più credito del dovuto è proprio la sua integrità, al netto di qualunque riferimento a sovrastrutture politiche, comportamentali, sociali. Prima di tutto questo c’è una rigida etica antropocentrica, condensata in un grido liberatorio che nel 2013 porta il nome di This Routine Is Hell.

Olandesi, prodotti da Kurt Ballou dei Converge, i TRIH sono in realtà alla terza esperienza discografica. E, a dirla tutta, forse non avevano neanche voglia di provarci: dopo la tiepida accoglienza di un ottimo esordio (The Verve Crusade, 2010) passato in sordina tra tante proposte equivalenti altrettanto valide (su tutti i californiani Ceremony) e un EP troppo lungo per essere tale, i TRIH si erano quasi lasciati sopraffare prima del tempo. Ma il concetto di rassegnazione non fa parte di un’attitudine che, se pur delineata da contorni rigidamente nichilisti, fa della reazione il suo principale vessillo; al contrario, è il polmone vivo, l’humus destinato a far germogliare una delle migliori uscite discografiche di quest’anno, disponibile in free download.

Howl è una chiamata alle armi. Impossibile fraintendere un incipit che recita It’s not just you./We've all got blackened hearts./We've all got saddened parts.
Individualista fino all’osso, si trascina dietro una mole impressionante di amarezza e sconforto catalizzandoli in poco più di venti minuti attraverso una buona dose di ironia e un songwriting devastante. Un manifesto collettivo di frustrazione che si addentra nei recessi della coscienza con una velocità impressionante, ciascun brano che precipita nel successivo senza soluzione di continuità nonostante la presenza di un untitled posto ad ideale interludio tra due dimensioni diverse: pezzi come “Gather Your Stones” o “Shiver” - simili ai brani di Repent. Repeat - vengono volutamente separati dalla vena più sperimentale attraverso un feedback di quaranta secondi. Ma è un difetto appena percettibile in un lavoro così ben organizzato, in cui ogni brano spicca per le proprie peculiarità, dalla veemenza strumentale a quella descrittiva.

L’ispirazione iniziale, più vicina ai classici di genere, viene utilizzata solo per rendere riconoscibile lo stile della band e immediatamente lasciata indietro: già nel passaggio da “Nostalgia” alla title-track (terza, in ordine di successione), i This Routine Is Hell risultano evidentemente cresciuti, meno OFF! e più Converge, con tutte le conseguenze che una scelta di questo genere comporta. I pattern stilistici si fanno più gravi e cominciano ad attingere dal noise (“Wrongdoer”, “I Wake To See The World Go Wild”, “Uncommon Ground”), le atmosfere si fanno sempre più distruttive e la voce vomita tonnellate di aggressività, appesantite da alcune tra le liriche più memorabili che siano mai state scritte. Versi come the city’s howl never felt so loud/but we’re never quite mute (“Howl”), o amongst the decay of virtue lies a greater crime (“I Wake To See The World Go Wild”) sono dichiarazioni terrorifiche di una consapevolezza così lucida da risultare disarmante ma, allo stesso tempo, fondamentali per un continuo singalong, dal primo all’ultimo pezzo (“Asleep”).
Un album incredibilmente solido, brutalmente sincero, straordinariamente essenziale, esageratamente concreto.

Voto: ◆◆◆◆◆
Label: Cobra Records, Ruins Records, Shield Recordings

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