martedì 20 maggio 2014

Moostroo - Moostroo (Recensione)

A volte bastano pochi elementi per fare un disco. Un basso a due corde, una chitarra classica distorta, una batteria minimale, pezzi costruiti su pochi accordi e strutture ripetute all'eccesso. Da premesse simili difficilmente può uscire qualcosa che non sia A) una palla clamorosa o B) un disco da ricordare, e per fortuna i Moostroo fanno parte della seconda categoria. Perchè è nei dettagli che si nasconde il segreto per fare il salto da una barricata all'altra, e di elementi che fanno la differenza Dulco Mazzoleni (voce e chitarra), Francesco Pontiggia (basso) e Igor Malvestiti (batteria) ne hanno a iosa.
Gli arrangiamenti innanzitutto. A dispetto di strutture basiche sono le punteggiature a fare la differenza, le dinamiche che durante i pezzi riescono a far crescere o calare la tensione quando serve. “Silvano Pistola” ha bisogno dell'urgenza del punk? Si passano quattro piacevoli minuti a tavoletta. “Valzerino Di Provincia” deve trasmettere l'inquietudine di scenari senza uscita? Ecco che un blues scarnificato e minimale prepara agli Alleluja gridati in ritornelli granitici. I Moostroo hanno una soluzione per ogni situazione, sia che si tratti di mostrare autoironica commiserazione come in “Mi Sputo In Faccia” e, soprattutto, nella decadente allegria di “Underground” che di puntare i riflettori sull'inquietante e visionaria rappresentazione teatrale che fa da sfondo a “Il Prezzo Del Maiale”.
Proprio quest'ultima traccia mostra ben presto il vero punto di forza della band: aiutati dalla voce greve ed impostata di Dulco i testi colpiscono subito l'ascoltatore, che si mostrino surreali come nella canzone di cui sopra o ben più diretti. “Silvano Pistola” cela con la sua vena allegra tragedie dell'incomprensione familiare, “Bacio Le Mani” apre squarci su crepuscolari dipendenze sentimentali, “Umore Nero” mostra con decadente ironia la fine delle illusioni (“di sicuro oggi ho smesso di penare, almeno al funerale fatemi fumare”). Dovunque si guardi è il sarcasmo la cifra stilistica preponderante, un lucido sguardo che si fa beffe di tutto ed in primis di sé stessi: come si fa ad essere più chiari in questo senso che non urlando al mondo “mi sputo in faccia controvento, non mi lamento” (“Mi Sputo In Faccia”)?
La macchina sonora composta da questi tre musicisti è perfettamente oliata, congegnata in modo da non poter prescindere da nessuno dei suoi elementi, narrativo o sonoro che sia, per raggiungere il suo scopo. Sono storie musicate i nove brani che compongono questo fulminante esordio, ed allo stesso tempo è la musica a farsi veicolo di sensazioni che le sole parole non saprebbero far scaturire. I Moostroo suonano come i primi Teatro Degli Orrori, ma lo fanno con meno distorsioni e più eleganza, conservando la stessa attitudine al non prendersi troppo sul serio che, personalmente, me li ha fatti amare dopo pochissimi ascolti: consideratemi pure di parte se, per un puro miracolo all'incontrario, non doveste trovarlo interessante.

Label: Autoproduzione
Voto: ◆◆◆◆◇

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