sabato 22 novembre 2014

YO SBRAITO - Abbiamo Tutti Perso (Recensione)

Per la grande guerra, il fuggitivo si fece coraggio. Cavia del tempo, si preparò ad affrontar l’inverno come cercatore di stelle, nell’estate col fumo nero dai camini: era il 24 VII 1914.
Ma ABBIAMO TUTTI PERSO.

Tu prova ad avere un mondo nel cuore e a gridarlo, non ci riesci mica.
Mi perdonerà Faber per la reinterpretazione,  ma era necessaria quanto appropriata per dare l’idea della piccola, grande impresa che questo disco di sole sei tracce rappresenta.
L’impresa sta nel gridare dignitosamente e senza invadenza alcuna, un vomito di emozioni e di immagini che storicamente hanno segnato tutti, e di cui quotidianamente ne portiamo il fardello.
Un flusso di coscienza breve ed intensissimo che si prolunga per meno di 10 minuti ma che scorre trascinando con sé tutto: ricordi, odori, percezioni, sangue, sogni, polvere, impronte.
Un flashback che perdura, un film in loop da guardare legati alla poltrona, tipo La Cura Ludovico, senza popcorn, ad audio altissimo.
Il risultato è che, una volta terminata la visione, coi titoli di coda, tra fuoco e ferite, si arriva all’amara conclusione, seppur sostenuta dalla speranza onirica da rispolverare: ABBIAMO TUTTI PERSO, siamo tutti macerie da ricostruire, cavie in gabbia con un cuore, che però, ancora batte. E si sente.
PUNK HARD-CORE, SBRAITO-CORE da Ancona, sincero.
C’è realismo in questo disco, e una drammaticità alla Brecht.

Il potere del DIY in un cofanetto che si presenta per altro benissimo, con l’artwork curato da Elzevira, una garanzia nel tratto e nell’impatto visivo, già appurata con l’edizione limitata in 7’’dell’Australian Tour 2010 by Un Quarto Morto (tanto per fare un esempio).  Impeccabile, opportuna, mai banale.

YO SBRAITO è tutto questo: quattro ragazzotti, a cui se ne aggiunge un quinto munito di basso, che raggiungono la maturità musicale in quattro anni (since 2010). E lo fanno camminando sulla sottile linea della storia, in bilico tra passato, presente e un futuro che richiede immensa forza, la stessa delle corde vocali di Davide, con estrema attenzione a non far altri passi nel vuoto sempre pronto ad improvvisarsi buco nero vorticoso.

Ascolto consigliatissimo, chè a legger un libro di storia non riuscireste a provar tante emozioni.

Lontanissimo dalla banalità è un disco interessante, non è leggero ma non appesantisce dopo il play.
La guerra lampo della vita, tra disillusione e rabbia di rivalsa, si combatte a SUON DI SUONI.



Voto: ◆◆◆◇◇
Label: Blessedhands records

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